Se non sbagli, fallisci

“Il successo non è definitivo, il fallimento non è fatale: ciò che conta è il coraggio di continuare.”

Winston Churchill

La paura dell’errore e del fallimento è una delle sfide più comuni nello sport. Un singolo errore può apparire come un macigno, minando la fiducia nelle proprie capacità e creando blocchi dovuti al timore di fallire.

Questa paura si manifesta come tensione, ansia da prestazione e rigidità, influenzando negativamente la performance. Per molti atleti, l’errore non è solo un ostacolo tecnico ma una minaccia al proprio valore personale e professionale. Pensieri come “Se sbaglio, dimostrerò di non essere all’altezza” o “Un errore confermerà che non sono abbastanza capace” alimentano un circolo vizioso, in cui l’attenzione si concentra solo sull’evitare sbagli, allontanandosi dall’obiettivo della performance.

Una trappola frequente è quella di cercare la perfezione in ogni dettaglio. Quindi, come in un grande paradosso, cercare di evitare l’errore per paura di fallire e di sentirsi falliti, porta a non osare e a rimanere nel proprio “porto sicuro”, abbassando la qualità della propria performance sportiva.

Un effetto ancora più catastrofico è che, la ricerca della perfezione per paura di commettere anche il più piccolo errore, genera rigidità e porta ad un equilibrio “stagnante” che è destinato a crollare su se stesso. Anche qui il paradosso è evidente: per paura di un piccolo errore, corro il rischio di commettere un errore enorme.

Come spezzare questo circolo vizioso? Uno stratagemma pratico per imparare a convivere con la paura dell’errore è la “Prescrizione del sintomo”, che riduce l’impatto emotivo della paura immergendosi nell’errore prima della competizione. Ecco come applicarlo: prima di una gara o di un allenamento, dedica 20 minuti al giorno alla tua paura di sbagliare. Immagina di commettere gli errori peggiori: visualizza te stesso mentre cadi, sbagli i gesti tecnici più semplici e ripeti gli sbagli di fronte agli altri. Immagina anche che le persone per te più importanti, scoprano che hai fallito. 

Rimani con queste sensazioni fino allo scadere del timer. Quando suona, spegnilo, sciacquati il viso e continua con la tua giornata. Ripetilo tutti i giorni.

Inoltre, durante l’allenamento, concediti di commettere piccoli errori volontari e vedi cosa succede. Come sbagli? Come reagisci all’errore?  La chiave è imparare a sbagliare volontariamente per farlo sempre meno e sempre meglio. Se affronti l’errore, impari a gestirlo; se lo eviti, è l’errore a gestire te. 

Questo esercizio, semplice ma efficace, rompe l’associazione tra errore e fallimento personale, aiutandoti a vedere lo sbaglio come un dovere di crescita e miglioramento. Da ultimo, la possibilità di sbagliare riduce la pressione e ti permette di affrontare le sfide focalizzandoti sull’azione anziché sul timore del giudizio.

Chiara Salviato – Business e Mental Coach

Condividi